Recensione su Liberio

via del Confine, 161, Cervia

vejo vejo

Valutazione: 5/5 Imperdibile!!!

Spesa: 15,00 โ‚ฌ a persona

Coperti: 2

Servizio utilizzato: ristorante

Contesto: Cena di coppia

Data della visita: 30 Dicembre 2017

La macchina del tempo esiste davvero !!!

E non lo dico solo perché mi sono ricordato di una recensione che l’ottimo Maurig ha scritto ormai quasi due anni fa ma in quanto entrando da Liberio si ha l’impressione di fare un tuffo nel passato (soprattutto per quanto attiene al conto !!!).

Veniamo al sodo.

Trovandoci a trascorrere la fine del 2017 in quel di Cervia (Zirvia nell’idioma locale), il 30 dicembre mia moglie ed io decidiamo di provare il “Bar Liberio”: uno squillo per avere conferma che il locale è aperto e ha posto per due a cena e… via che si parte.

Il navigatore non ha difficoltà a farci trovare il posto dove ci presentiamo puntuali e, attraversando l’ampia sala biliardi, troviamo il nostro tavolino che ci aspetta in una saletta già parzialmente occupata da una giovane coppia con una bimba e da un vociante coatto con la sua compagna.

Il tavolo è apparecchiato con semplicità: un bicchiere a testa, posate in metallo, tovaglia/tovaglioli di carta, non privi comunque di una sobria eleganza, in quanto coordinati e stampati con i motivi – in color ruggine – tipici delle telerie romagnole. Al centro troneggia una bottiglia di vino rosso “de la maison” che si rivelerà un sangiovese ruspante ma gradevole, destinato ad essere “chiarito” sino all’ultima goccia.

Io so già cosa ordinare ma, per lasciare spazio anche alla moglie mi adeguo a un bis di tagliatelle al ragù (chi l’avrebbe mai detto ???) e ravioli (ricotta e spinaci) burro e salvia.

Dopo breve attesa ci vengono portati due piatti – vuoti ma caldi (imparate ristoratori, imparate…) – seguiti da una fiamminga con il bis di primi, in quantità tra l’abbondante e il pantagruelico.

Qualità ottima, anche se le tagliatelle le preferisco più sottili; nulla da obiettare sul ragù.

A seguire, posto che non cucinano secondi piatti ordiniamo un tagliere da una porzione di affettati, pecorino, squacquerone (speriamo che si scriva così…) e fichi caramellati, il tutto accompagnato da una calda piadèina (il cibo degli Dei, secondo una celebre gag di Aldo, Giovanni e Giacomo).

Orbene, il concetto di singola porzione dev’essere diverso tra la Romagna e l’Emilia, visto che dal tagliere abbiamo attinto entrambi con abbondanza e soddisfazione: molto buoni prosciutto, salame e  coppa e stellare l’abbinamento tra squacquerone e fichi caramellati !!!

Saremmo stati a posto così, ma come rifiutare le mini meringhe alla mandorla e gocce di cioccolato che vengono portate di default a fine pasto ???

Per finire ordiniamo due Amari del Capo, ispirati dal coatto che declama con voce stentorea che “è er mejjo amaro che ce stà”. Ci viene lasciata sul tavolo la bottiglia.

Morale: è giusto attribuire 5 cappelli a un bar/tabacchi di campagna in stile anni ’60 ?

Secondo me si, vista la qualità delle vivande, la cortesia del servizio ed il conto di 15 euro a cranio: il giudizio che do a un locale si basa sulla sensazione complessiva che ne ricavo, più che da (fredde) considerazioni o calcoli sui singoli aspetti. Quindi: grazie Maurig per la dritta. È proprio un locale da provare finché c’è.

Dimenticavo: abbiamo ordinato anche una bottiglia di minerale gassata che è rimasta quasi piena e che ci riproponevamo di portare in albergo per eventuali esigenze idriche notturne. Invece è stata lasciata sul tavolo ma la digestione è andata bene comunque, a riprova che i 5 cappelli ci stanno tutti.

9 utenti hanno trovato utile questa recensione.

Commenti

  • norby norby 4 Gennaio 2018

    Certamente meritati i 5 cappelli. Questi posti non dovrebbero sparire, stanno diventando sempre più rari. Grazie, ci andrò al più presto !

  • maurig maurig 4 Gennaio 2018

    Sono contento che ti sia piaciuto, in effetti è un patrimonio della gastronomia.
    Diciamo che non è locale per esteti e cultori della ricercatezza ma quando esci dopo aver mangiato da Liberio ti senti rinfrancato nello spirito e nel morale e sicuramente non temi le folate di vento che sono sempre frequenti in quella zona.... ๐Ÿฅ‚ ๐Ÿฅ‚

  • golosona golosona 5 Gennaio 2018

    Bravo Vejo, che continui il palio anche in terra di Romagna. :) Ma lì il ragù è in parte diverso?

  • vejo vejo 5 Gennaio 2018

    Direi che il ragù romagnolo sia fatto solo con carne di solo manzo e al posto della conserva di pomodoro ci mettano il triplo concentrato, stemperato nell'acqua. Mi pare anche che non sia sfumato con il vino (quantomeno non ne ho percepito l'aroma).
    In ogni caso ogni "Azdora" (sempre per usare il termine locale) immagino si ritenga depositaria dell'unica e sola ricetta originale, come avviene da noi per i tortellini....

    Piuttosto vorrei ribadire la sublime bontà della piadina con squacquerone e fichi caramellati: mi ricordo che "quant mê nôna la feva la chersèinta (o al gnoch frêt)" mio padre la gustava con stracchino e marmellata (di albicocche o amarene, a seconda di quella che c'era). ๐Ÿ‘ ๐Ÿ‘ ๐Ÿ‘ ๐Ÿ‘ ๐Ÿ‘

  • vejo vejo 7 Gennaio 2018

    @ Golosona: a proposito del palio devo dire, che sto facendo gli straordinari....
    Sabato sarò più preciso. ;) ;) ;)

  • golosona golosona 8 Gennaio 2018

    Bravo, è un duro lavoro ma bisogna pur farlo :) ;) Interessanti anche piadina con formaggio e fichi caramellati, però!

  • ilDelfo ilDelfo 9 Gennaio 2018

    Hai proprio ragione Vejo! Quella dei piatti caldi è una finezza ormai dimenticata anche dai ristoratori più pretenziosi, quelli che credono di aver re-inventato il mestiere, quando invece da re-inventare c'è rimasto ben poco e solo pochi sono in grado di farlo.
    La maggior parte delle cose sono solo da ri-scoprire!

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