Recensione su La Lumira
Via Martiri, 74, Castelfranco Emilia
È sabato sera (o, per essere più precisi, è la vigilia della sesta puntata del Palio della Tagliatella…) e ci troviamo, mia moglie ed io, a rientrare da Bologna con la consegna di non rientrare troppo presto a casa per non rischiare di intrometterci nella grigliata che il giovane Marco sta cucinando per la sua compagnia.
Passando per Castelfranco ci fermiamo quindi a “La Lumira”, ristorante che non abbiamo mai sperimentato ma di cui abbiamo letto ottimi commenti su internet.
L’interno del locale si presenta molto bene: la costruzione è moderna (al piano terra di una palazzina apparentemente degli anni ’80) ma arricchita da elementi rustici di ottimo gusto.
Tavoli ben distanziati e curati nella mise en place: calice per il vino, bicchieri da acqua di vetro colorato/soffiato diversi per ogni tavolo, posateria moderna e pesante.
Noto anche che i menu che ci vengono portati sono uguali nell’aspetto e, ovviamente, nei contenuti ma di colore diverso: sui toni dell’azzurro per me e del rosa per mia moglie (non ricordo peraltro se la versione femminile del menu riportasse o meno i prezzi delle varie portate).
Piuttosto ricca la carta dei vini dalla quale scelgo un pignoletto cantina Lodi Corazza che si rivelerà gradevole, sebbene leggermente asprigno e con un retrogusto più amarognolo della norma.
Appena fatte le ordinazioni ci vengono offerte (attenzione alla terminologia) due piccole crescentine farcite di lardo e parmigiano, servite su una tigella che funge da piattino di portata.
Già, le ordinazioni.
Mia moglie sceglie “Ricchi e Poveri”, ovvero tortellini cotti in un denso passato di fagioli, aromatizzato con pepe e pomodori secchi. Potrebbe sembrare un abominio, specialmente nella patria del tortellino, invece il piatto si è rivelato assai gustoso, con i tortellini – particolarmente saporiti – che ben si distinguevano dagli altri ingredienti.
Per me tagliatelle, però verdi e con ragù di carne e piselli: pasta di buon spessore, cotta a puntino e abbondantemente condita.
Dopo le tagliatelle, tanto per restare nella tradizione, ordino una “cotoletta rifatta all’Arvaia”, ovvero una cotoletta impanata e fritta secondo i canoni, poi ripassata in padella con pomodoro e piselli, proprio come la faceva mia nonna.
La consorte invece, come secondo opta per un antipasto: polenta fritta con squacquerone e pere al lambrusco, piatto interessante che ci ha suscitato una curiosità: come facevano le fette di pera a restare così sode e a mantenere la propria forma nonostante la cottura nel lambrusco ?
Comunque il piatto è stato riconsegnato perfettamente vuoto, eccezion fatta per l’amletico dubbio delle pere.
In chiusura – visto che non ordiniamo dessert - ci vengono offerti due pezzetti di bensone, utili per finire il pignoletto, e due di un dolce simile allo strudel di mele ma con un evidente sapore di amaretto.
Servizio estremamente professionale e cortese, mai invadente e conto totale di 78 euro, non proprio pochissimi ma in parte giustificati dalla cura del locale.
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Commenti
Mi sono dimenticato di parlare del pane: quando abbiamo ordinato ci è stato portato un piatto (del tipo "ristorante del buon ricordo") con alcune fette di pane bianco, alcune di pane nero, alcuni pezzetti di gnocco al forno e un'altra cosa - a metà strada tra la stria secca e il pane carasau - che abbiamo gradito molto.
la cotoletta rifatta ....quando eravamo morosi..moolto tempo fa...la mamma di un nostro amico era la sua specialita'..faceva la cotoletta con la coppa di maiale, poi le continuava a cuocere nel sugo di pomodoro e piselli... uno spettacolo..diventavano tenerissime e gustosissime... mi hai risvegliato un ricordo perso nel tempo... che devo assolutamente recuperare... ๐ ๐
I tortellini cotti nel passato di fagioli devo dire che mi lasciano alquanto perplesso.
Però potrei fare un tentativo domestico...
Ti terrò aggiornato.
Credi forse che non ci abbia già provato io ??? ๐คญ ๐คญ ๐คญ
Il risultato è stato discreto, piacevolmente commestibile, ma ben lungi dalla raffinatezza de La Lumira, dove lo Chef ha evidentemente qualche segreto (altrimenti che Chef sarebbe?) ๐ ๐ ๐